Pianeta Terra: quando tre strati non bastano

Forse non tutti sanno che solo recentemente i ricercatori hanno dichiarato di aver scoperto un altro strato della crosta terrestre finora sconosciuto e di cui si ignorava l’esistenza. Da quanti strati è formato il manto della nostra Terra lo scopriremo nelle prossime righe.

Cosa si nasconde sotto il mantello terrestre?

Sembra proprio che ci si debba ricredere sul numero di strati della crosta terrestre: nel mantello inferiore si troverebbe un altro strato in più rispetto a quelli finora conosciuti caratterizzato da un altissimo livello di viscosità. Vediamo come si è giunti a tale rivoluzionaria scoperta. Che il nostro pianeta Terra fosse formato da crosta, mantello, nucleo esterno e interno era cosa buona e giusta e soprattutto nota da sempre: nei libri scolastici e a lezione nelle università di tutto il mondo quando si tratta di geografia astronomica si usava imparare finora che quattro fossero le parti importanti in cui suddividere ‘anatomicamente’ il pianeta, ma oggi non è più così.

Strano ma vero uno strato della crosta terrestre finora è stato ignorato dai geologi e si tratta anche di uno strato piuttosto duro che si trova verso la metà del mantello. Ad aver effettuato questa incredibile scoperta sono stati due ricercatori della Utah University che hanno spiegato come il nostro pianeta si possa tranquillamente paragonare a una cipolla, per cui è formato da molti strati che vengono definiti a seconda dei minerali che vi sono presenti: lo strato scoperto dai due geologi non è definito dai minerali ma piuttosto dalla loro forza.

Nascita di una scoperta

Questa scoperta ha avuto il suo incipit dallo studio del movimento delle placche tettoniche: si è visto come tale movimento ristagni senza alcuna causa apparente a una profondità di 930 miglia. Per comprendere le cause di tale blocco, i due ricercatori hanno pensato bene di ricostruire in laboratorio un modello in scala dell’interno della Terra per cui hanno usato le rocce che formano il mantello e le hanno messe sotto pressione: applicando ai minerali di cui sono formate le rocce, ovvero magnesiowustite e bridgmanite, la stessa pressione presente all’interno del mantello inferiore, il risultato è stato quello di constatare come la viscosità delle rocce crescesse in modo incredibile, arrivando a essere circa trecento volte maggiore rispetto a quella presente all’interno del mantello superiore.

In questo modo, i due ricercatori dell’Università dello Utah hanno ottenuto un risultato che potrebbe spiegare proprio la causa del ristagno del movimento delle placche tettoniche. I ricercatori hanno quindi studiato le caratteristiche di questo strato sotto il quale il mantello inferiore risulta essere meno duro, e gli atomi dei minerali si muovono con più facilità: si suppone che la funzione di questo nuovo strato sia quella di contenere il calore del nucleo che quindi, risulterebbe essere decisamente maggiore rispetto a ciò che si crede. Questo strato in più però, spiegherebbe anche la nascita di molti terremoti profondi e delle differenti tipologie di magma dei vulcani sottomarini.

Come arredare un Open space?

L’open space sta diventando una tipologia di appartamento molto usata anche da noi: la concezione di uno “spazio aperto” è interessante da applicare in casa, però non è molto semplice arredare un open space se si è abituati a porte e muri.

Lo spazio aperto che va di moda

Naturalmente il concetto stesso dell’idea dell’open space è quello di vivere in uno spazio libero da ogni elemento divisore che rappresenti un ostacolo nella condivisione degli spazi: in un open space la presenza di una parete non permetterebbe la realizzazione fisica di un’apertura dello spazio. Ecco perché quando si parla di open space l’idea è quella di un unico grande ambiente che conferisca a chi lo vive una sensazione di ampio respiro in tutti i sensi. L’open space risulta aperto, luminoso, libero, spazioso e arioso e quando si è deciso di abitare in uno spazio del genere, bisogna saperlo anche arredare nel modo più consono.

Lo spazio aperto può essere una caratteristica di varie tipologie abitative, dal loft, all’attico fino alla mansarda, può caratterizzare un monolocale o persino un singolo ambiente, per esempio sempre più si porta adibire a open space un soggiorno o un salotto in cui, però, si uniscano cucina, sala da pranzo e living in un unico grande spazio.

Come regolarsi senza divisioni?

L’open space può rappresentare un bel vantaggio perché si riescono a sfruttare tutte le zone e i vari elementi portanti della casa diventano vere e proprie componenti sia decorative che funzionali. In genere, un open space prevede una zona notte, con tanto di armadi e comodini, la zona giorno, con sala da pranzo, il soggiorno, l’angolo studio ed eventuale angolo palestra, e la zona cottura, ovvero la cucina. Proprio perché contiene tutte queste funzioni, chi non c’è abituato può avvertire la necessità di dividere le varie aree anche usando elementi divisori non troppo evidenti, per esempio gli stessi pavimenti possono ‘separare’ le diverse zone se rivestiti in modo diverso.

Oppure un’altra valida soluzione potrebbe essere quella di dipingere le pareti delle varie zone usando colori diversi, anche decorare le aree con quadri, poster, mosaici vari a seconda della loro funzione può rappresentare una sorta di divisore. Altrimenti, si può pensare alle porte scorrevoli a scomparsa che separano almeno l’angolo cottura dal resto della casa e che impediscono la diffusione di odori pungenti. Anche un separé può essere utile in questi casi, da usare magari per creare un po’ di privacy nella zona notte; oppure si possono usare le librerie double face per separare le zone studio e lavoro dalle altre.

Qual è la differenza tra mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile?

Chi intende richiedere un finanziamento sotto forma di mutuo può non essere ben edotto sui diversi tipi di mutuo che esistono oggi e che si distinguono in base a diversi fattori come il tasso d’interesse praticato che cambia a seconda dell’istituto bancario che accetta il finanziamento e la durata. Ecco perché ora faremo un po’ il punto della situazione mutui.

Quale tipo di mutuo preferire

Molti sono soprattutto oggi gli individui che, sia per problemi di famiglia o per risollevare la propria attività commerciale, decidono magari a malincuore di accendere un mutuo però non sanno che ne esistono di diversi tipi ovvero con tassi d’interesse diversi che possono cambiare da banca a banca per questo intendiamo prepararvi alle possibilità di accensione dei mutui che si praticano oggigiorno, dato che non è detto che tutti debbano per forza essere informati al riguardo. Diciamo da subito che il mutuo preferito è quello che consente il tasso variabile tanto che a oggi resta uno dei finanziamenti più diffusi, ma cosa comporta il tasso variabile?

In pratica il tasso d’interesse che si traduce nella rata mensile da versare alla banca in questione, non avrà ogni mese lo stesso importo ma uno diverso e che è strettamente legato all’Euribor, che decreta il costo medio del denaro e che si aggira suppergiù tra il 2 e l’8%. Possiamo affermare che la scelta di un tale tipo di finanziamento è in genere, risultata più comoda rispetto ad altri mutui proprio perché permette maggiore elasticità della rata, per cui se si presta attenzione alla crescita o decrescita dei tassi europei, è possibile realmente essere favoriti da questo finanziamento, altrimenti è preferibile stipulare un finanziamento a tasso variabile solo se si può sfruttare un certo reddito. Se si sceglie il finanziamento con tasso fisso, la canzone cambia: in questo caso, l’importo del tasso fisso equivale viene calcolato al momento della stipula, e resterà tale fino alla fine del finanziamento.

Imbarazzo della scelta?

Rispetto al tasso variabile, il finanziamento a tasso fisso permette un attimino di programmare le spese e le uscite, e quindi di comprendere nel bilancio di famiglia le stesse rate del mutuo, però si tratta anche di un mutuo che può risultare poco conveniente se i tassi europei calano, inoltre, è poco consigliato se si scopre a un certo punto di poter estinguere il prestito prima rispetto alla conclusione del mutuo stesso. C’è poi un altro tipo di finanziamento che mischia i due già visti e si tratta del mutuo con tasso misto, che si presenta come una sorta di via di compromesso tra i due tipi di finanziamenti in quanto il tasso misto prevede per i primi anni l’applicazione di un tasso fisso, che ovviamente si concorderà sempre col responsabile dell’istituto di credito, cui poi si sostituisce un tasso variabile che sarà concordato con il mutuato.

In questo caso, il fisso subisce dei cambiamenti a seconda degli anni di finanziamento calcolati, inutile dire che anche la quota di ogni rata cambia una volta che si passa da fisso a variabile. Rispetto agli altri due finanziamenti, questo a tasso misto viene preferito nel momento in cui si ha la certezza di poter migliorare la propria situazione economica nel giro di poco tempo rispetto a quando si apre il mutuo e la banca, prima di stipulare il contratto di mutuo o di accettare il finanziamento, soppeserà la situazione lavorativa del richiedente, il contratto di lavoro e la sua posizione economica: in base a tali fattori l’istituto bancario può calcolare l’ammontare della somma mensile del mutuo.

Quando la vitamina C fa bene

I medici lo dicono da subito: una buona alimentazione aiuta il feto a crescere e svilupparsi bene, per cui durante la gravidanza, la mamma deve porre attenzione a nutrirsi e nutrire il bambino dentro di sé apportando tutti i nutrienti di cui necessita, altrimenti il feto può dover affrontare carenze nutritive e la mamma stare male. Per prevenire piuttosto che curare, la prima cosa da verificare è l’apporto di vitaminica C, la cui assenza nel sangue della mamma può incidere negativamente sul bambino.

Quanta vitamina C assumere

Il bambino ha bisogno di crescere senza problemi almeno quando la responsabilità del suo sviluppo è tutta nelle mani della mamma, per questo in gravidanza durante quei fatidici nove mesi la gestante deve essere rigida con se stessa e prestare attenzione a ciò che mangia, se non per se stessa almeno per il proprio feto. condurre un corretto regime alimentare non vuol dire stare a dieta anche in gravidanza, ma significa riuscire ad apportare una corretta e giusta dose di nutrienti al bambino: se il feto dovesse incorrere in un deficit di elementi nutritivi il suo sviluppo potrebbe essere compromesso e addirittura si potrebbe verificare un rallentamento o altrimenti, cosa ben peggiore, l’insorgere di malformazioni congenite di cui l’infante soffrirà ancora di più alla nascita.

Per questo i nove mesi di gestazioni sono a carico di una mamma che deve essere severa e autoritaria con se stessa e prefissarsi un regime alimentare ricco di minerali e vitamine nelle giuste quantità e di tutti quei nutrienti altamente indispensabili per lo sviluppo del bambino. i medici raccomandano tra tutti, di stare attenti all’assunzione di vitamina C, perché? Prima di tutto perché una sua mancanza comporta gravi danni alla crescita del bambino già da quando è feto compromettendone la crescita.

Cosa comporta la carenza di vitamina C nel feto

Il deficit di vitamina C si verifica in tutti quei casi in cui si incorre in un ritardo, anche leggero, nella formazione di una parte del cervello del feto: si tratta di tutta quell’area del sistema nervoso che riguarda l’ippocampo, ovvero la zona del cervello relativa alla memoria. Se ci pensate non è poco il danno che ne verrebbe al bambino, che potrebbe dimostrare una volta cresciuto ritardi rispetto ai coetanei, incolmabili, per cui non costa niente durante la gestazione avere un attimino un’attenzione maggiore sull’apporto di vitamina C così da permettere una completa e soprattutto sana formazione dell’ippocampo.

Inutile dire che per meglio assimilare nel proprio organismo vitamina C bisogna farsi prima un giretto da un valido nutrizionista che saprà indicare tutte le possibili maniere in cui apportare il giusto quantitativo di vitamina C durante la giornata, insomma saprà fissare il giusto livello di razione giornaliera. Come tutti sanno, questa vitamina è contenuta in tutti gli ortaggi di colore arancione, negli agrumi come arance e mandarini, ma anche in altri tipi di frutta e verdura e se proprio non si riesce, nonostante il regime alimentare creato ad hoc, ad assimilare la dose quotidiana per intero, c’è sempre la possibilità di ricorrere agli integratori alimentari che si possono rivelare dei validi alleati soprattutto nel caso in cui la carenza si faccia sentire particolarmente. Naturalmente gli integratori non vanno presi se non sotto consiglio medico, anche perché sarà il nutrizionista a indicare alla paziente quali integratori assumere dato che non sono tutti uguali e non sono tutti adatti alle donne in dolce attesa, poiché alcuni presentano delle sostanze che le gestanti non dovrebbero assumere.

Quando è meglio acquistare smartphone in Italia

Incredibile a dirsi ma oggi se si desidera trovare un cellulare a un prezzo ammissibile non è per forza necessario guardare oltre oceano: molto spesso le occasioni migliori quanto ad acquisti mobile capitano più in Italia che all’estero.

Perché conviene fare shopping in Italia

Almeno ogni mese ce n’è sempre uno nuovo di smartphone che viene lanciato sul mercato per cui si ha sempre più l’imbarazzo della scelta su quale modello quale marca e quali accessori preferire per il proprio smartphone. Vero è che molto più spesso di quanto si creda i prezzi annunciati dai brand più quotati non si possono proprio definire abbordabili e non sono adatti a tutti: per esempio un Galaxy S Edge parte da una base di 890 euro il che è davvero tanto per chi lo smartphone lo usa giusto per la chat e per fare telefonate.

Per fortuna che grazie proprio all’uscita dei nuovi modelli, i dispositivi che anche solo il giorno prima costavano un occhio della testa subiscono un abbassamento di prezzo raggiungendo quote decisamente meno proibitive. A mettere a confronto i prezzi dei diversi dispositivi mobile presenti sul mercato ci pensano appositi siti o App che hanno comparato appunto il prezzo dei 50 smartphone più richiesti nei paesi europei e si è confermata la teoria che vuole un buon smartphone non per forza da acquistare a prezzi folli.

Spese pazze ma quanto?

I diversi confronti di prezzi tra smartphone infatti, hanno evidenziato come non si debba per forza vendere un rene per permettersi l’acquisto anche di un modello mobile molto recente: il costo medio di uno smartphone particolarmente ricercato si aggira intorno ai 300 euro, inoltre l’affare o meno dipende anche dal paese in cui si intende effettuare la spesa ed è facile passare da un vero affare a una colossale fregatura. Un esempio su tutti è quello del Galaxy Note 4: volendolo acquistare in Polonia la cifra si aggira sui 670 euro, ma basta già fare un salto in Francia perché il costo di abbassi sui 500 euro: in pratica paese che vai prezzo che trovi, e la forbice in alcuni paesi per alcuni tipi di dispositivi si restringe ancora dii più.

Tra i paesi europei dove risulta più conveniente acquistare uno smartphone capeggia anche l’Italia in cui dei 50 smartphone considerati ben più della metà si trovano a un prezzo realmente competitivo rispetto a quello praticato da altri paesi europei. Dopo l’Italia, è la Francia a essere il paese più conveniente dove fare incetta di smartphone, mentre quello che va subito conteggiato nella “black list”, come paese dove è meglio non pensare nemmeno all’acquisto di un dispositivo mobile, è la Gran Bretagna dove i prezzi degli smartphone sono decisamente più alti che nel resto d’Europa. Naturalmente essere uno dei paesi in cui la spesa per uno smartphone è tra le più basse d’Europa non significa che l’Italia rappresenti il ‘paradiso’ degli smartphone, anzi gli iPhone sono noti per l’avere sempre il prezzo maggiore.

Quando in casa entra la luce del sole

La luce naturale è uno dei fattori responsabili del nostro benessere psico-fisico dato che lo stesso ritmo di vita è determinato dall’alternarsi del giorno e della notte e delle stagioni, per cui oggi sfruttare la luce solare in casa è possibile e se ne possono trarre grande benefici.

La luce e l’uomo: rapporto di amore-odio?

Fin dai primordi gli esseri umani hanno costruito le proprie dimore in modo da sfruttare l’illuminazione del sole: più finestre e oculi in casa servivano a catturare la luce diurna e sfruttarla per illuminare in maniera naturale lo spazio domestico. Con l’avvento dell’energia elettrica tutti questi problemi si sono decisamente risolti, anche se sempre più oggi si cerca di tornare al passato progettando e conseguentemente arredando spazi anche casalinghi in modo da sfruttare la luce naturale nella maniera desiderata. Solo da alcuni anni a questa parte si è cercato di “catturare la luce” come si usava anticamente, e nello specifico oggi si vuole captare la luce del sole per indirizzarla direttamente all’interno di un ambiente specifico della propria casa.

Grazie infatti alla diffusione dei sistemi di luce naturale, anche nel nostro paese si è iniziato a sfruttare la funzionalità e l’efficienza di lucernari tubolari che, insieme a un’architettura pensata ad hoc, permettono di incanalare la luce solare all’interno di veri e propri tunnel attraverso cui la luce si diffonde per tutta l’abitazione. E’ soprattutto nel nord Europa e di conseguenza nel nostro nord Italia che vengono sfruttate e usate oggi certe tecnologie per migliorare lo stile di vita quotidiano e renderlo più genuino e più salutare: avere luce solare in casa significa infatti, riuscire a godere costantemente dei benefici del sole.

Quando architettura e arredamento migliorano la vita

È noto infatti come la luce del sole riesca a incidere non solo sull’attività cerebrale dell’uomo, rendendoci molto più produttivi e attivi ogni giorno, ma il sole esercita la sua azione curativa anche sul nostro stato d’animo conferendoci solarità, ottimismo e serenità. Basta verificarlo uscendo la mattina: non appena notiamo la giornata bella e inondata di luce sembra anche a noi di essere subito più sereni e di ottimo umore. Ecco perché è importante sfruttare l’energia solare che può farci sentire meglio e affrontare meglio le giornate, ma come poter usufruire della luce solare in casa?

E’ presto detto: se la casa non è stata progettata ed edificata secondo questi criteri, un aiuto a migliorarla in tal senso può venire anche dall’arredamento, e in particolare dall’impiego in casa di lastre a specchio. Gli specchi, infatti, se sistemati a parete con un certo criterio, possono riuscire a conferire più valore anche a un ambiente piccolo: grazie proprio a un “gioco di specchi” si riesce a conferire una maggiore profondità a una stanza e a illuminarlo in maniera più profonda sfruttando la grande capacità di riflessione della luce. Una strategica combinazione di lastre a specchio rappresenta il modo migliore per portare luce solare in casa e illuminare a giorno un’abitazione anche di grandi dimensioni.

Le coste italiane divorate dal cemento: ecco come se ne va il litorale

Allarmanti i dati pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: è stato appurato come il 20% della costa italiana sia stata letteralmente ‘mangiata’ dal cemento e come il pericolo che questo fenomeno continui sia in agguato.

Quando il cemento fa male

Una mappa della penisola italiana come non si è mai vista prima: è questo ciò che l’ISPRA ha presentato a Milano proprio durante un convegno collaterale all’Expo e che trattava il tema del recupero del terreno nei confronti del cemento. La mappatura effettuata della ‘copertura artificiale’ dello stivale italiano non dovrebbe far dormire sonni tranquilli, anzi, i numeri che ne sono usciti fuori sono a dir poco allarmanti: sarebbero 500 i chilometri quadrati di costa italiana andati persi. Proprio così: una superficie pari all’intera costiera sarda e corrispondenti a circa il 20% della costa italiana è persa del tutto e per sempre: tra i territori andati persi per sempre ci sono ben 34mila ettari di aree protette, il 9% di zone a pericolosità idraulica e il 5% di fiumi e rive di laghi per non parlare di come il 2% delle aree non consumabili ovvero di monti, zone umide e pendenze sia stato evidentemente invaso dal cemento.

La nostra penisola quindi, non smette di perdere terreno nel senso letterale del termine, forse questa perdita non avverrà in modo così rapido come lo è stata in passato ma quel che importa è che non si arresta e a subirne gli effetti più devastanti è il territorio a scapito di chi lo abita, cioè noi italiani. La velocità a cui avviene questo consumo è di sei-sette metri quadri al secondo e ogni anno si perdono sempre più zone agricole coltivate, ma anche aree urbane e zone naturali vegetali e non.

Ecco le regioni e i comuni più a rischio

Quel che fa più rabbia è che anche i terreni più produttivi del mondo e da cui potrebbe ripartire il settore agricolo finiscono nella morsa inevitabile del cemento e ciò va sempre a discapito di chi abita tali terreni e di chi li lavora o vorrebbe. Eppure la velocità di consumo sembra diminuire di anno in anno, ma evidentemente non basta questo per fermare la cementificazione dell’Italia e a rendere meno preoccupanti i dati che sono venuti fuori dalla mappatura dell’ISPRA: dati alla mano sono più di 100 mila le persone che in un anno hanno perso l’occasione di portare sulle proprie tavole prodotti italiani di qualità. Quali sono le zone particolarmente interessate da questo fenomeno è presto detto: il consumo di suolo è cresciuto di anno in anno nelle zone periferiche soprattutto senza però lasciare all’asciutto le aree a bassa densità, e le città continuano a svilupparsi in maniera disordinata e senza lacuna considerazione delle ripercussioni di tali espansioni sul rischio idrogeologico: basti pensare a tutte le catastrofi cui la popolazione italiana è andata incontro e ha dovuto affrontare solo durante lo scorso anno tra i diversi dissesti idrogeologici avvenuti tra frane, allagamenti e alluvioni.

Il primo posto della classifica delle regioni italiane più cementificate e quindi più consumate se lo aggiudica la Lombardia a pari merito con il Veneto, mentre la Liguria, che pure lo scorso anno ha sofferto molto, può vantare la percentuale di suolo consumato più alta nonché la quantità di zone più ad alta percentuale di pericolosità idraulica. Non sta tanto meglio l’Emilia con il suo record per superfici a rischio idraulico, mentre nelle provincie di Napoli, Milano, Torino e Caserta si trovano i comuni più cementificati, primo fra tutti Casavatore che ha oltre l’85% di terreno sigillato.

Come aprire un conto corrente postale

Quando si vuole aprire un conto corrente postale significa che già si sono valutati ipro ei contro dell’apertura di tale conto e soprattutto i vantaggi e gli svantaggi rispetto all’apertura di un conto in banca: oggi infatti le poste, forse più delle banche in realtà, permettono tramite conto di effettuare le stesse operazioni e a un costo annuale decisamente inferiore. Vediamo come si apre un conto alle poste.

Conto corrente postale: perché conviene

Oggi se si vuole aprire un conto corrente è possibile farlo in qualsiasi ufficio postale e la differenza con l’eventuale conto bancario non si percepisce per niente: oggi Poste Italiane tramite il servizio completo Bancoposta, permettono ai loro correntisti di fare e incassare assegni, anche da altri istituti di credito, di emettere bonifici, tra l’altro anche online, di far domiciliare qualsiasi tipo di bolletta, di usare la carta di credito o semplicemente di avere la normale carta postamat che equivale al bancomat bancario, inoltre anche alle poste ormai è possibile giocare di borsa con vendite e acquisto di titoli.

Un conto corrente che si apre alle poste presenta alcuni vantaggi ragguardevoli rispetto alla banca, per esempio le spese annuali si rivelano di molto più base rispetto alla banca, inoltre, e non per ultimo va sottolineato che si possono riscuotere tassi d’interesse più alti. Vediamo però come si fa e quali sono le figure che più di altre giovano dell’apertura di un conto alle poste. Inutile sottolineare come l’apertura stessa di un conto, che sia alle poste o in banca, richiede la maggiore età e di non essere in fallimento, oltre a ciò se si naviga un po’ sul sito online delle poste si può trovare un elenco delle diverse tipologie di conti che oggi le poste offrono, anche tra l’altro con buoni vantaggi per i giovani fino a 26 anni, però per stipulare il contratto del conto bisogna per forza andare a uno sportello.

La comodità dell’online

Dal 2000 le poste italiane hanno pensato bene di proporre ai loto utenti, ma anche a quella fetta di mercato scontenta del comportamento delle banche, dei nuovi modi di fare conto corrente: ecco nascere quindi il conto corrente online chiamato più praticamente Bancoposta Click. Questo tipo di conto corrente si può aprire molto velocemente e facilmente online direttamente previa registrazione al sito delle poste, quindi si compila il modulo per l’apertura conto e seguire i diversi procedimenti spiegati stesso sul sito che cambiano in base al caso. Nella fattispecie, le poste vogliono sapere se il cliente ha già aperto un conto e presso quale istituto bancario, e per questo ne chiederà le coordinate, oppure vorrà sapere per cosa si tiene quel conto e per cosa quest’altro che si intende aprire, dato che esistono persone che aprono due conti correnti per diverse ragioni, diciamo che naturalmente sono manovre per tutelarsi in caso il cliente vada sotto sopra economicamente e per fare indagini in quel senso.

Dopo questa prassi, si dovrà inserire un codicino per attivare il conto online e poter iniziare a usarlo. Ai nuovi correntisti, è richiesto di concludere l’apertura con un bonifico di almeno 100 euro che serve alle poste per completare le operazioni di apertura del conto e soprattutto per renderlo attivo in modo definitivo in modo che già dopo qualche ora dall’apertura è possibile utilizzarlo. Questa procedura vale anche nel caso si voglia cointestare il conto appena aperto, e in questo caso entrambi i correntisti dovranno versare sul nuovo conto 100 euro a pro. Come detto, anche se si attiva online bisogna recarsi allo sportello perché alle poste serve la firma originale dell’intestatario del conto e che oggi si chiede per usare tutti i servizi connessi al conto Bancoposta Click

Come nutrirsi durante la gravidanza

Oggi bisogna sfatare il mito errato che quando si è incinta bisogna mangiare per due: non è affatto vero che una donna se incinta può darsi al cibo in maniera incondizionata, anzi è proprio il contrario! Per tutelare la salute proprie e del feto, la donna non deve cedere agli eccessi e deve condurre una dieta equilibrata per salvaguardarsi, ecco perché ora vi spiegheremo perché non bisogna più approfittare delle vecchie dicerie sulle donne incinta.

Come tutelarsi in gravidanza

Ora facciamo un appello ufficiale a mo’ di ‘arrotino’: “Donne, basta con le vecchie credenze sulla gravidanza! Per tutelare la propria salute e quella del bambino mangiate bene!”. ormai è questa la realtà: la donna nemmeno in gravidanza, ovvero durante l’unico periodo della vita in cui eravamo convinte che le diete ci facessero un baffo, può concedersi uno sgarro alimentare. Se, come crediamo, ci tenete più alla salute del piccolo dentro di voi che alla vostra, allora dovete fare le brave, e rinunciare per sempre alla vecchia credenza che quando si aspetta si può e si deve mangiare per due perché non è così! Durante i mesi di gestazione, la futura mamma e il feto devono condurre un’alimentazione, se non scientificamente approvata, almeno povera di grassi e di zuccheri.

Lo dico ad alta voce anche tutti i medici quando affermano di concordare nella prescrizione e raccomandazione di un regime alimentare che sia realmente sano ed equilibrato e che non faccia metter su chili non calcolati precedentemente alla mamma, in quel caso forse la mammina si è divertita a sgarrare un pochino! È anche per questo che oggi le donne incinta che si vedono, pancia a parte, restano magrissime, perché rispettano una dieta alimentare prestabilita dal proprio medico e la seguono in toto senza sgarrare. Diciamo che almeno la presenza del feto incoraggia a non sgarrare perché si è responsabili della vita che si sviluppa dentro di sé e sinceramente a nessuna futura mammina potrebbe saltare in mente di comprometterla solo per un hot dog succoso!

Quanti chili prendere nei 9 mesi?

Quindi, animo mammine e rivolgetevi al vostro nutrizionista di fiducia nel momento in cui sapete di aspettare così vi abituerete già dall’inizio al nuovo regime alimentare, che possiamo dirvi non sarà così ‘tosto’ come presupposto, ma potrebbe riservare delle sorprese anche piacevoli! Naturalmente la dieta è per nutrire sia mamma che feto e per far arrivare al bambino tutti i nutrienti di cui ha bisogno per crescere sano e forte nel ventre della mamma, tanto ci penseranno i nonni, una volta nato, a viziarlo anche nel cibo. La dieta neonatale serve anche per non complicare la gravidanza nel caso la mamma già di per sé soffrisse di qualche intolleranza o carenza: per esempio, molti sono i medici che si sono ritrovati a dover integrare nella dieta delle gestanti vitamine e Sali minerali o ferro e calcio che, nonostante l’alimentazione ugualmente corretta condotta dalle mamme, non riuscivano a essere assimilati dal feto.

L’alimentazione del nutrizionista però, serve anche a evitare di metter su troppi chili: un chilo al mese o ogni due mesi è accettabile, ma quando i chili ogni due mesi sono tre allora bisogna intervenire per forza. Ricordatevi che aumentare di quindici se non di venti chili vi fa star male e fa star male anche il feto che vive dentro di voi impedendogli un regolare sviluppo, per questo è preferibile aggirarsi intorno ai nove chili in più, ovvero giusto un chilo per ogni mese di gravidanza. infatti non è proprio l’ideale, anzi, bisognerebbe subito correre ai ripari se ciò accadesse, proprio perché si andrebbe a compromettere il regolare sviluppo del feto. In genere è consigliabile fare attenzione a non prendere più di nove o al massimo undici chili complessivi durante tutto l’arco della gravidanza

Come è cambiato il carsharing con il mobile

BlaBlaCar è ormai il gruppo francese del carsharing più conosciuto a livello europeo e che si sta espandendo a un ritmo sempre maggiore in tutta Europa, Italia compresa, tanto che ora il gruppo, leader della condivisione di passaggi in auto, ha ben pensato di acquisire le tedesca Carpooling.com, suo principale competitor, e la start up ungherese Auto Hop per sviluppare maggiormente la sua attività.

Carsharing: un nuovo traguardo nella sharing economy

Quale soluzione migliore per diventare subito un colosso se non quella di eliminare i competitor maggiori assimilandoli? È quello che ha fatto il gruppo francese BlaBlaCar che ha pensato bene di ‘fare shopping’ di altrettanti servizi europei, suoi potenziali competitor, allo scopo di diventare l’unico e solo riferimento internazionale per quanto riguarda il carpooling in Europa. Ecco quindi che BlaBlaCar, in seguito alla crescita avvenuta dal 2006 a oggi, ha acquisito i suoi principali competitor, ovvero Carpooling.com e la start up ungherese AutoHop. Oggi usufruendo del servizio offerto dal gruppo BlaBlaCar, è possibile condividere e gestire viaggi in auto a cifre irrisorie: dividere un’auto non solo tra amici ma tra chiunque sia disposto a usare il servizio del gruppo francese condividendo il viaggio in auto anche con sconosciuti.

Ormai questo tipo di condivisione è possibile richiederla in ben 18 paesi europei e non, infatti BlaBlaCar non è presente solo in Olanda e in Portogallo ma anche in Serbia, Polonia, Gran Bretagna e, ovviamente, in Italia. Quindi in paesi europei e non, ma il colosso francese ha iniziato a espandersi in terre ancora più lontane: non è presente più solo in Europa, il carpooling si è affermato e ha riscosso il suo successo dallo scorso gennaio anche nella lontana India dove a usare il servizio messo a disposizione dal gruppo francese sono già 20 milioni di utenti, cifra incredibile se si pensa che BlaBlaCar ha esportato il carsharing in India solo da pochi mesi.

Diffusione del carpooling e della sharing economy

Il principio su cui si basa BlaBlaCar è la condivisione dell’automobile con altri passeggeri che devono percorrere la stessa tratta e che accettano di dividere con il guidatore tutto o buona parte del viaggio, e per la maggior parte delle volte chi sta alla guida condivide il percorso con persone sconosciute. Naturalmente il principio che muove a rivolgersi a BlaBlaCar è quello del risparmio di denaro, dato che, anche se sconosciuti, si accetta di buon grado di dividere le spese come ‘buoni amici’. Se da una parte con l’acquisizione della tedesca Carpooling, il principio del carsharing andrà diffondendosi e aumentando significativamente in tutta Europa, partendo dalla stessa Germania, dall’altra parte l’acquisizione anche di AutoHop consentirà a BlaBlaCar di entrare nei mercati di quattro nuovi paesi, ovvero Ungheria, Romania, Serbia e Croazia, mettendo il gruppo francese in una posizione privilegiata rispetto ad altri eventuali competitor.

Grazie a questi movimenti, i francesi potranno creare una vera e propria comunità europea di carsharing rendendo più che reale l’idea del trasporto condiviso, ma soprattutto andando a rafforzare e affermare il principio della sharing economy. BlaBlaCar quindi potrà offrire e proporre ai propri utenti un servizio ancora migliore e unificato per i suoi utenti in Germania e in Europa centrale.